come ancorare in mare aperto

Come ANCORARE e cosa fare in caso di ancora INCAGLIATA.

Come Ancorare:

raggiungere il punto prescelto verificando che vi sia spazio sufficiente intorno in un raggio pari alla lunghezza del calumo (lunghezza della cima ) che si vuole rilasciare, così da consentire l’eventuale rotazione della barca in caso di cambiamenti nella direzione del vento;

fatto ciò con la barca ferma e la prua rivolta verso la direzione del vento si lascia scorrere l’ancora fino a toccare il fondo, quindi si retrocede lentamente  lasciando scorrere la catena (o la cima), fino a distendere la lunghezza desiderata e a questo punto si blocca la discesa e si accelera in retromarcia per consentire all’ancora di fare ben presa sul fondo; se l’ancora si muove aggiungeremo altra cima (o catena), fino a che il moto si arresterà.

Quando il fondale non è buon tenitore o quando vogliamo mantenere la barca orientata usando anche delle cime fissate a terra, si può ricorrere all’uso di più ancore.

Nel caso di fondale cattivo tenitore o di previsione di vento forte, possiamo unire due ancore a una certa distanza, posizionandole sul fondo in sequenza: quest’ormeggio si definisce con ancore appennellate.

Se invece vogliamo tenere una posizione prefissata o sappiamo che il vento soffierà forte e da una determinata direzione, possiamo disporre le due ancore separate a un angolo di circa 40/60° fra loro, l’imbarcazione non potrà quindi ruotare liberamente, ma sarà vincolata ad una posizione tra le due ancore.

È importante mantenere l’angolo tra le due ancore entro questi limiti, se inferiore le catene potrebbero incastrarsi fra loro, se superiore non si avrà l’effetto combinato dei due ormeggi.

CONSIDERAZIONI DA RICORDARE QUANDO SI DECIDE DI DARE FONDO:

  • Profondità del fondale
  • Tipo di fondale
  • Riparo dalle onde
  • Presenza di corrente e/o marea
  • Presenza di altre barche
  • Previsione meteo (eventuali cambio di direzione  del vento )

I VARI TIPI DI FONDALE ( BUONI E CATTIVI TENITORI)

  • BUONI TENITORI: sabbia,  fango denso e melma
  • MEDI TENITORI:  fango molle (tende a cedere), roccia
  • CATTIVI TENITORI: alghe (l’ancora tende a strapparle e a perdere la presa), coralli, ciotoli

L’ancora incagliata

L’ancora che si rifiuta di risalire è un problema che si presenta con una certa periodicità, conoscere i trucchi per risolverlo è essenziale.

In una situazione normale, la prima preoccupazione dovrebbe essere quella di procedere lentamente aiutandoci con il motore per non stressare eccessivamente il verricello. 

Si  procede a piccoli passi in avanti fino ad arrivare perpendicolare all’ancora facendo cosi annullare la tensione della catena e permettere al salpa ancora di raccoglierla senza alcuna difficoltà.

A questo proposito si dovrà stare attenti non solo alla catena che dal ponte si getta in acqua, ma anche a quella che dal verricello salpa ancora si deposita nel pozzetto.

Se infatti questo non è sufficientemente profondo il  rischio è che la catena vada a formare un monticello nel gavone e soprattutto sopra di esso, finendo per arrivare fino sotto al verricello.

A questo punto, quando la catena si troverà subito sotto al barbotin, inizierà a opporre resistenza, bloccando il verricello o facendo saltare la catena.

Se invece si ha un verricello manuale sarà conveniente recuperare tutta la catena a mano e usarlo solo per spedare l’ancora da fondo.

In assenza di ausili sarà necessario  posizionarsi ben seduti e puntellati a prua e facendosi aiutare dalla potenza del motore, alare lentamente l’ancora.

In questo caso è molto importante non fare sforzo sulla schiena, ma fare leva sulle gambe per non rischiare strappi muscolari.

In alcuni casi, ad esempio su fondali rocciosi, può accadere che l’ancora s’incastri:

per liberarla si supererà il punto di ancoraggio mantenendo il calumo in trazione, cercando così di farla girare e perdere la presa.

Un metodo preventivo è l’uso del grippiale, una cima con una boetta galleggiante fissata al diamante dell’ancora, che ne consente il recupero al contrario.

I Segnali dell’Ancora:

Avanti
AVANTI
Mano Aperta – Braccio Avanti: “puoi andare avanti, l’ancora è in asse”
Sinistra
SINISTRA
Mano Aperta e Braccio a Sinistra: “l’ancora è alla tua sinistra, vira lentamente a sinistra”
Dritta
DRITTA
Mano Aperta e Braccio a Destra: “l’ancora è sulla tua destra, vira lentamente a dritta”
Fermo
FERMO
Pugno Chiuso, Braccio Alzato: la catena o l’ancora è sotto la barca, metti a folle””
Retro e Fermo
RETRO E FERMO:
(poco usato)
Pugno Chiuso, Braccio Indietro: “dai retro e ferma la barca”

Occhio alle altre catene sul fondo

Quando dobbiamo ormeggiare in un porto affollato è essenziale traguardare attentamente le altre ancore e cercare con cura l’allineamento al proprio posto.

Come procedere?

  • Posizionata la prua sul punto esatto in cui l’ancora deve scendere, occorre fermarsi un attimo, vento permettendo, e fare scendere la catena fino a che questa tocchi il fondo.
  • Solo a quel punto si può indietreggiare, sicuri che l’ancora si trovi sull’asse del nostro ormeggio.
  • Alare l’ancora senza farla arare sul fondale è indispensabile quando si è certi di essere sulle catene di altri. Questa manovra evita tutti i guai derivanti da cavi, reti e corpi morti sommersi che sempre si trovano nei porti.

Se l’allineamento davanti al posto barca non riesce e la catena si posa su quella di altre barche, bisogna prendere immediatamente provvedimenti e recuperare l’ancora.

Sbagliando questa operazione ci ritroveremo con un mazzo di catene attorcigliate e molte ancore spedate.

Il trucco allora sta nell’uscire come si è entrati.

La catena non deve mai andare in tiro: se questo accade, si rischia che l’ancora ari e si porti dietro le catene disposte sul fondale.


Ancora Intrappolata da altre catene

Quando siamo ormeggiati in rada può capitare che siano altri a mettere per sbaglio la loro ancora su quella nostra.

Se a bordo dell’altra barca non c’è nessuno a dare una mano bisognerà cavarsela da soli. Si deve uscire dal proprio ormeggio molto lentamente e cercare di mettere la barca sulla verticale della catena.

Mentre questa sale tirata dal verricello, l’addetto all’ancora sentirà dalle vibrazioni (vuol dire che l’altra catena sta scivolando sulla nostra).

Difficilmente l’ancora riuscirà ad arrivare fino a pelo d’acqua perché è trattenuta in basso dalla catena che gli è sopra ma in genere arriva abbastanza vicino alla superficie per poter passare una cima a doppino sotto la catena che la imprigiona.

Portato il doppino a bordo, lo si assicura a una galloccia. A questo punto la catena dell’altra barca è appesa alla nostra cima.

Ora si fa scendere per un paio di metri la propria ancora che, senza il peso della catena che aveva sopra, potrà oscillare e liberarsi.

Dopo avere riportato a bordo l’ancora, si scioglie il doppino e la catena che ci ha fatto tanto penare tornerà ad affondare e si potrà finalmente uscire dal porto.


La Mezzaluna

 Il gancio salva ancora, o mezzaluna, nome derivante dalla sua forma, è un attrezzo metallico provvisto di due cime: una principale che serve per calare e per issare il salva ancora, e una secondaria, che serve per ‘girarlo’.

Ebbene, questo strumento ci permette di fare quanto abbiamo visto sopra ,  ovvero di liberare la nostra catena da un’altra che si è depositata sopra in modo più veloce, senza doverci arrangiare con mezzo marinaio e con cime di fortuna, e soprattutto anche quando l’intersezione tra le due catene resta parecchio sotto il filo dell’acqua.

Come funziona?

  • Va fatto calare con il gancio rivolto verso il basso tenendo in tensione solo la cima principale.
  • A questo punto, tirando la cimetta di chiusura, l’anello ruoterà e aggancierà la catena dell’altra barca.
  • Una volta messa in tiro la cima che lo regge si fa scendere l’ancora, la quale senza più ostacoli che la trattengano, verrà fatta oscillare per uscire dal triangolo della catena che la imprigionava.
  • Finita l’operazione si farà ruotare di nuovo il gancio che libererà la catena la quale, tornerà sul fondo.

La mezzaluna non è ancora uno strumento perfetto perché, nel momento in cui bisogna liberare la catena, a volte si aggancia a questa, altre volte, sotto il peso della catena, non riesce a ruotare. Rimane comunque un attrezzo prezioso da tenere a bordo .


EMERGENZA: abbandonare l’ancora

Può capitare di essere ormeggiati in una rada affollata e all’improvviso essere colpiti da un salto di vento che fa perdere presa a diverse imbarcazioni ancorate vicine a voi.  L’unica opzione è allontanarsi il prima possibile.

Ma come fare a recuperare in fretta l’ancora in una situazione in cui l’incaglio è praticamente assicurato?

La salvezza sta nel mollare l’ancoraggio:

  • Prendete un parabordo (meglio se ha scritto sopra il nome della barca) e una cima che sia un po’ più lunga della profondità dell’acqua.
  • Mettete la cima tra la catena e il parabordo in un punto qualsiasi della catena e tagliate con un coltello la legatura. La catena a quel punto è libera e il tutto cade in acqua.
  • Quando la situazione sarà più calma e facile si potrà tornare a recuperare quanto lasciato.

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